mercoledì 27 maggio 2009

Bravo Paolo Belli!!!


Fonte: www.lastampa.it/lazampa

Paolo Belli, un nuovo singolo
dedicato al miglior amico dell'uomo


ROMA
Una canzone dedicata al miglior amico dell’uomo, che ha dato vita ad una iniziativa a sostegno dei diritti degli animali. «Una piccola bestia di razza di cane», il nuovo singolo di Paolo Belli estratto dall’album «20 anni», è in rotazione radiofonica da ieri.

Nato con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a problemi come l’abbandono e l’adozione consapevole, «Una piccola bestia di razza di cane» è anche un progetto destinato a sostenere le associazioni che tutelano e difendono i diritti degli animali. Gli utili derivanti dalla vendita del brano saranno destinati alle associazioni animaliste aderenti al progetto: un vero e proprio work in progress consacrato ufficialmente il Primo Maggio, sul palco del concertone di Piazza San Giovanni. Il brano, interpretato da Paolo, è stato scritto, arrangiato e suonato dalla Marcosbanda, con la produzione artistica di Daniele Sinigallia.

«Una piccola bestia di razza di cane» racconta con tenerezza una storia vera, comune a molti animali e a molti amici degli animali. È la storia di un cane che diventa un simbolo, un sogno di libertà, testimonianza dell’amicizia possibile con l’uomo. Il progetto si completerà a giorni con un videoclip che racconta, attraverso gli occhi del protagonista, una fuga che diventa anche viaggio e scoperta.

Al video hanno partecipato artisti e volti noti dello spettacolo che hanno accettato di diventare testimonial per sostenere i diritti di coloro che davvero, senza timore di essere traditi, vorrebbero poter essere «i migliori amici dell’uomo». Oltre a questo pezzo inedito, nel nuovo album «20 anni» Paolo ha raccolto i suoi più grandi successi discografici per festeggiare la sua carriera musicale. Tutti i brani sono in una veste nuova, riarrangiati ed eseguiti dalla sua inseparabile Big Band.

mercoledì 6 maggio 2009

Finalmente...!


Da: www.lastampa.it/lazampa

Il Parlamento europeo ha adottato un regolamento che vieta la vendita di prodotti derivati da foche nell'Ue
STRASBURGO
A larghissima maggioranza (550 voti favorevoli, 49 contrari e 41 astensioni), il Parlamento europeo ha approvato, a Strasburgo, un regolamento che vieta la vendita nell’Ue di prodotti derivati dalle foche. Saranno ammesse eccezioni solo per gli animali uccisi nel contesto della caccia tradizionale degli esquimesi (inuit) o svolta ai fini della gestione sostenibile delle risorse marine, oppure se i prodotti derivati costituiscono ’souvenir’ di viaggio.

Il nuovo regolamento, sul quale c’è già stato un compromesso con il Consiglio Ue che garantisce ora la sua rapida adozione formale ed entrata in vigore, mira a superare con una norma unica europea la frammentazione del mercato causata dalle diverse leggi nazionali, rispondendo allo stesso tempo alle preoccupazioni dei cittadini sul benessere delle foche.

Da anni, le immagini cruente delle battute di caccia sulla banchisa in cui i cuccioli di foche vengono massacrati a bastonate, commuovono le opinioni pubbliche e motivano le campagne delle associazioni animaliste e delle Ong ambientaliste. Con le nuove norme verrà vietata su tutto il mercato Ue la commercializzazione di prodotti ottenuti da animali che possono aver provato «dolore, angoscia, paura e altre forme di sofferenza». Il regolamento si applicherà nove mesi e venti giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.



C'è ancora un bel pò di strada da fare, ma questo mi sembra già un buon inizio...!

martedì 7 aprile 2009

Angeli a quattro zampe


Chi sono gli Angeli a Quattro Zampe?

I cani che aiutano le forze dell'ordine, i poliziotti, la protezione civile, le guardie costiere, ecc.

Questi fantastici animali con le loro caratteristiche cercano le persone tra le macerie, fiutano droghe, esplosivi, mantengono l'ordine pubblico, salvano bagnanti in difficoltà, insomma, sono dei veri eroi!!!

Tutto per carezze e premi, altro che stipendi da favola! A loro basta l'affetto ed il sapere di essere importanti e non è cosa da poco!

Principalmente sono addestrati cani di razza: Labrador, Pastori Tedeschi, Border Collie, Rottweiler, ma ultimamente sono sempre di più i meticci adottati direttamente dai canili! Sono molto intelligenti e duttili all'apprendimento, perciò adattissimi a ricoprire i ruoli a loro affidati! Bravi!!!!

Un apprezzamento speciale ai cani che stanno collaborando con le forze dell'ordine in Abruzzo, in questo tragico momento. Grazie anche al loro aiuto si sono potute salvare più persone e sono davvero orgogliosa del loro lavoro.


Grazie Angeli!

martedì 24 marzo 2009

Guerra agli animalisti (cosa?!?!?!?!?)

Fonte: www.lastampa.it/lazampa

Al Sud volontari aggrediti e auto bruciate: «Nessuno deve nutrire i randagi assassini»


TORINO
Sta succedendo quello che mai avrei creduto possibile qui, in una cittadina civile: siamo in guerra, due volontarie che portavano cibo ai cani sono state aggredite: una ha una ferita alla testa e all’altra hanno sfasciato la macchina».

Angela vive in Puglia, a Barletta, a molti chilometri dalle spiagge dove la settimana scorsa un branco di randagi ha sbranato e ucciso un bambino e ferito gravemente una ragazza. Ma, dopo il dramma di Scicli, la psicosi è esplosa in tutto il Sud. E nel mirino sono finiti non soltanto i cani, ma anche i volontari che da sempre danno loro da mangiare.
«Ormai siamo al delirio - racconta Valentina Raffa, che vive a Modica, dove il sindaco ha firmato un’ordinanza che consente di eliminare i randagi -. Tagliano l’erba per non offrire rifugio e scampo ai cani, l’ordine è di accalappiare o uccidere tutti gli animali, anche quelli già sterilizzati. Orde di cacciatori hanno assaltato le farmacie per comperare veleno. Stanno preparando polpette letali. Noi volontarie siamo poche, ci minacciano tutti i giorni, ma cerchiamo di salvare tutti i cani che riusciamo a raggiungere».

Il diario quotidiano di Valentina raggiunge le caselle di posta elettronica di tutte le associazioni animaliste sembra un bollettino di guerra con le cifre dei «caduti» e dei «salvati», caricati in auto e portati via di corsa attraverso i campi, di nascosto per evitare ritorsioni e minacce.

Il tam-tam arriva sino alle associazioni animaliste di Milano, Bolzano, Torino: si cercano «stalli» cioè soste temporanee per cuccioli e cani adulti, «dateci una mano, se ne adottate uno a testa li salviamo tutti» scrive Domenica. Oggi sette cani partiranno per Milano, «cerchiamo di svuotare le campagne per evitare la strage».

«Ieri sera sono scesa a Marina di Modica con alcuni amici - continua Valentina - all’ entrata c’erano i carabinieri che stazionavano, i cani erano circondati ed avevano una fame pazzesca. Se nessuno li nutre, diventano ancora più pericolosi. Ma i giustizieri vogliono ucciderli e minacciano noi: al buio abbiamo cercato di vedere se ci fosse qualche boccone velenoso in giro. Sono scesa io sola, gli altri hanno avuto paura, i cani erano furiosi, e gli uomini che li braccavano arrabbiati quasi quanto loro».

Ieri Valentina è tornata in strada ha raccolto cinque cuccioli che si erano rifugiati in un cassonetto. «Adesso ci chiama anche il Comune - racconta - anche se non è compito nostro raccogliere i randagi. Il problema è che se adesso il cane del vicino abbaia lo segnalano come pericoloso e lo fanno portare via. Così aumentano gli abbandoni: la gente qui non vuole problemi».

L’emergenza è gestita con i soldi dei volontari e delle donazioni, anche se nella sola Sicilia in tre anni sono arrivati tre milioni di euro per la lotta al randagismo. Dove sono finiti? Se l’è chiesto il sottosegretario alla Salute Francesca Martini facendo in conti in tasca ai sindaci che sono responsabili per legge.

Un’idea i volontari se la sono fatta ma non possono raccontarla, senza contare che mafia e camorra hanno fiutato il business ormai da anni, ogni cane frutta qualche euro al giorno e così i «gestori» dei canili privati sperano che il numero dei randagi aumenti: più cani più soldi, e se mancano animali si «rubano», anche dai giardini privati. «Qui è la normalità, come gli avvelenamenti - spiega Viviana Nastasi di Catania -. A noi hanno ucciso Boldo nell’ambulatorio veterinario del Comune, l’hanno avvelenato, sarebbe stato adottato il giorno dopo. Perché? Non lo sappiamo forse è stata una minaccia a noi volontarie, abbiamo fatto la denuncia ma forse non lo sapremo mai».


Gli "Uomini" mi fanno davvero schifo...

mercoledì 18 marzo 2009

Il "branco" di cani di Scicli.

L'articolo che copio brutalmente, mi sembra un quadretto che non lascia dubbi sul motivo di tanta aggressività da parte dei cani randagi di Scicli. Questi cani sono stati abbandonati, privati del cibo, maltrattati come se fossero meno di spazzatura... il risultato è questo, non posso dar loro torto... noi "uomini" come ci comporteremmo al loro posto? Avete presente il film "Alive"? Sperduti sulle montagne, un "branco di persone" che non potrebbe far altro che mangiare ogni cosa capiti a tiro, compresi i propri simili...

Leggete qui, riporto interamente l'articolo.

Fonte: www.lastampa.it/lazampa

Sono fuggiti dal rifugio dove mangiavano le carcasse dei compagni morti
FABIO ALBANESE
SCICLI (Ragusa)
Feroci. Affamati. Probabilmente impazziti. Sono i cani che Virgilio Giglio teneva nella casa-lager finita sotto sequestro dopo l’arresto del suo proprietario. Cani un tempo normali, meticci domestici buttati in mezzo a una strada, che l’uomo riceveva in affidamento o raccoglieva da solo, nella sua vita da eremita ai margini del paese e della società. Ma anche randagi di seconda generazione, nati liberi e cresciuti selvaggi, diventati branco per sopravvivere e per seguire le leggi della natura, entrati nel canile attraverso i buchi di una recinzione colabrodo, in cerca di cibo e di simili da dominare.

Varcare l’ingresso di «casa» Giglio significa entrare in un abisso d’orrore che forse può spiegare quello che è successo. Ossa accatastate, sporcizia, l’aria impregnata di un odore di morte. I resti appartengono a cani morti di stenti, in gabbie strettissime. E c’è un sospetto terribile: che, morendo, diventassero cibo per gli altri.

Basterebbe questo, dicono gli esperti, per spiegare il livello di aggressività dei branco assassino. La struttura fatiscente, con le recinzioni basse e tutt’altro che sicure, consentiva agli animali di entrare e uscire in qualunque momento.

Eppure, nell’assurda casa-canile di Virgilio Giglio, l’uomo di 62 anni ora in galera per concorso in omicidio colposo, i controlli c’erano stati e la carta bollata circolava. Tutto in regola, anche se i cani andavano e venivano attraverso il recinto colabrodo. Anche se i conti non tornavano: le bestie erano più numerose di quelle catturate dalle guardie comunali, la storia personale del custode non era delle più rassicuranti.

Giglio, a Scicli, lo conoscono tutti. Fino a una decina di anni fa aveva una cartoleria in piazza Italia, che è come dire in pieno centro. Un uomo mite che un giorno decise di piantare tutto e di andarsene a vivere in campagna. Solo con i suoi cani, anche cinquanta alla volta: troppi perché potesse accudirli secondo le regole e i più elementari principi di umanità. E così i cani, pazzi per il lager, sono a poco a poco diventati branco. Già il 2 settembre Giglio era stato denunciato dai carabinieri, dopo che alcuni dei suoi animali avevano aggredito dei turisti sulla spiaggia di Sampieri.

Lui raccontava che quei cani non erano suoi, che nessuno glieli aveva affidati, e che si limitava a dar loro da mangiare, di tanto in tanto. Il sindaco dice che era stata la procura di Modica ad affidare le bestie all’eremita di Scicli, nominandolo «custode giudiziario». Ma il procuratore nega.

L’unica cosa certa, in questo assurdo rimpallo di responsabilità, è che l’amministrazione di Scicli, come quella di Modica, come tante altre in Sicilia, un canile non ce l’ha. Questioni di bilancio, spiegano, e la soluzione adottata è stata quella di pagare una retta a un privato.
C’è anche un documento pesante: appena tre giorni dopo la visita dei vigili, il 5 settembre, gli ispettori mandati dalla Ausl 7 di Ragusa promossero come «idonea» sotto il profilo igienico e sanitario la struttura da cui, sei mesi dopo, sarebbe uscito il branco assassino per fame.